Perché le ads non bastano. E cosa serve prima di accenderle.

Scritto da
Leonardo Davolio Fondatore — Direttore Marketing

Se chiedi a dieci imprenditori cos’hanno provato a fare per trovare nuovi clienti, almeno sette ti diranno che hanno fatto pubblicità su Meta o su Google, ma quasi sempre seguirà anche una di queste due frasi: “ha funzionato poco.” oppure “non ha funzionato.”

Raramente sento “ha funzionato esattamente come mi aspettavo.”

Non è una coincidenza. E non è colpa delle piattaforme — Meta e Google sono strumenti straordinariamente potenti, con miliardi di dati sul comportamento umano e sistemi di targeting senza precedenti nella storia della pubblicità. Il problema, quasi sempre, non è lo strumento. È quello che ci si aspetta lo strumento faccia da solo.

Cosa fanno le ads — e cosa non fanno

Le ads hanno un compito preciso: portano il tuo messaggio davanti alle persone giuste, nel momento in cui quel messaggio ha la massima probabilità di essere rilevante per loro.

Questo è tutto. Niente di più.

Non convincono qualcuno a comprare qualcosa di cui non ha bisogno. Non costruiscono fiducia da soli. Non compensano un’offerta poco chiara, un sito che non converte, un processo di vendita che perde i contatti nel momento in cui arrivano. Non colmano le carenze del tuo ecosistema.

Quello che fanno bene, invece, è amplificare. Se quello che c’è funziona — offerta chiara, messaggio pertinente, percorso “annuncio -> conversione” progettato bene — le ads accelerano i risultati in modo significativo, perchè portano persone in target nel tuo ecosistema di marketing. Se invece quello che hai non funziona, ti trovi ad accelerare nella direzione sbagliata (verso lead sbagliati che ti fanno perdere tempo e soldi, o addirittura zero lead).

Attenzione: ho visto anche campagne ben costruite, con targeting preciso e creatività efficaci, portare traffico qualificato su landing page che convertivano meno del 2% perché il messaggio dell’annuncio e il messaggio della pagina non erano allineati. Le ads facevano il loro lavoro. Il sistema complessivo no.

Le variabili da gestire sono molte, non basta la creatività, serve un piano strategico.

Il problema dell’ecosistema rotto

C’è un concetto che uso spesso quando lavoro con chi vuole investire in advertising: l’ecosistema.

Le ads non vivono da sole. Vivono dentro un sistema equilibrato che include, come minimo, la pagina su cui atterrano le persone, il messaggio che trovano quando arrivano, il percorso che li porta dall’interesse alla decisione e la capacità di gestire i contatti che arrivano, in modo da non perderli nel momento in cui sono più caldi.

Se uno qualsiasi di questi elementi è rotto o mancante, le ads possono anche portare traffico ma ti ritrovi a non convertirlo. E il problema non è immediatamente visibile — si manifesta come un costo per click ragionevole, un buon volume di visite e zero conversioni (o quasi). La diagnosi spontanea è quasi sempre “le ads non funzionano.” Mentre la diagnosi corretta è quasi sempre “l’ecosistema non funziona.”

Un’azienda nel settore della consulenza e servizi B2B con cui ho lavorato, ha investito in campagne Meta per due mesi. Il costo per click era nella media del settore, il volume di traffico era significativo, ma le richieste di contatto sono state cinque -> solo 5.

Quando abbiamo analizzato insieme tutto il progetto ads, i problemi erano due: la mancanza di un motivo per agire subito. Chi arrivava trovava informazioni chiare in risposta alla domanda che l’annuncio aveva sollevato, ma non aveva una scadenza, termine, vantaggi ad agire ora… Guardando i dati di GoogleAnalytics, quasi tutti uscivano appena capivano che non c’era urgenza. E il secondo è che non dava nessun buon motivo per lasciare il contatto ricevere le informazioni per maturare la decisione d’acquisto con il tempo necessario.

Conclusione? Non andavano cambiate le campagne.
Bisognava aggiungere motivi per agire, per lasciare il contatto a cui doveva far seguito un follow-up email che proponeva anche di sentire un consulente, per generare contatti e clienti con le stesse ads di prima (che già funzionavano).

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Cosa serve prima di accendere le ads

Non sto dicendo che le ads vanno fatte solo quando tutto è perfetto — aspettare la perfezione è semplicemente un altro modo per rimandare. Ma ci sono alcune condizioni che, se mancano, rendono qualsiasi spesa pubblicitaria strutturalmente difficile da rendere profittevole.

Target: chiarezza su chi si sta cercando di raggiungere con quella specifica campagna. Non un target demografico generico ma una comprensione precisa di quale problema ha quel pubblico in quel momento e del perché il tuo annuncio è la risposta giusta a quella domanda specifica. Il targeting più sofisticato del mondo produce comunque un messaggio generico se non c’è questa chiarezza a monte.

Messaggio: un’offerta che si capisce in meno di tre secondi. Chi vede un annuncio ha meno di tre secondi per decidere se è rilevante per lui. Se il messaggio richiede troppo contesto per essere compreso, viene ignorato — non perché l’offerta non sia buona, ma perché non c’è abbastanza tempo per capirla in quel momento.

Landing page: una destinazione coerente con la promessa. La pagina su cui arriva chi clicca deve rispondere esattamente alla domanda che l’annuncio ha sollevato. Non deve presentare l’azienda (quantomeno non in prima battuta). Deve continuare la conversazione che l’annuncio ha iniziato…

Ecosistema: più sistemi tattici insieme, per non perdere chi arriva. La maggior parte delle persone che vedono un annuncio, anche quando sono interessate, non compra al primo contatto. Se non c’è un modo per innescare e mantenere la relazione — una lista email, un follow-up strutturato, un sistema di remarketing — stai pagando per mostrare alle persone la tua attività da lontano (e nessuno li accompagna dentro).

Quando ha senso iniziare

La risposta non è “quando hai tutto perfetto.” La risposta è “quando hai abbastanza per imparare.”

Le ads, usate bene, sono anche uno strumento di apprendimento. Testano messaggi, validano offerte, rivelano quali problemi del cliente risuonano di più. Ma per imparare qualcosa di utile da quel test, ci vuole una base — un budget, un’offerta comprensibile, una destinazione funzionante, un sistema per non disperdere i contatti.

Senza questa base, sembrerà solo che le ads non funzionino.In breve, prima di accendere le ads è sempre meglio chiedersi (e rispondersi onestamente):

“Se le ads che voglio fare portassero cento persone interessate sulla pagina di destinazione, il sistema nel suo insieme sarebbe in grado di convertirne una percentuale significativa?”

Se la risposta è no — o se non si è sicuri — c’è del lavoro da fare prima di spendere in pubblicità.

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